

Il pamparino di Vignanello è il pane che fa la storia: riconoscimento De.Co., iscrizione nell’albo nazionale dei pani storici italiani e nell’Arca del Gusto.
Scopri la tradizione che vive nel suo profumo!Pamparito De.Co.: origini e madrepatria
Il pamparito di Vignanello, comune del viterbese, racconta le sue origini con radici che sono arrivate a fiorire.
I semi di questa fioritura sono nella madrepatria, la magnifica Tuscia: nell’alto Lazio si estende questo territorio intriso di storia e natura, che si fondono in una commistione artistica.
Ai resti etruschi si affiancano i borghi antichi, tra cui si affacciano laghi incontaminati e boschi immensi.
In questo panorama dove la natura regna tra la storia, il legame con la terra non poteva che diventare cultura, e l’agricoltura non poteva che dare i suoi frutti.
Nei millenni questa attività diventa la base non solo dell’economia, ma soprattutto della tradizione della Tuscia.
Nel tempo cresce quindi la produzione del vino, dell’olio, degli ortaggi (scopri il broccolo capoccione De.Co. del Lazio), delle nocciole, di castagne e legumi.
Il tutto viene trasformato in vere e proprie eccellenze enogastronomiche. Autentiche, locali, genuine.
Tra questi prodotti, vino, olio e grano s’incontrano in una ricetta tanto semplice quanto ricercata: il pamparito di Vignanello.
Questo pane locale, dal tipico colore marrone chiaro, è figlio della cultura contadina.
Il nome, nell’interpretazione più accreditata, significa “pane per il marito”.
Ciò ci riporta indietro nel tempo, nelle case delle massaie indaffarate in cucina per sfamare i mariti, che lavoravano duramente nei campi e tornavano stanchi, necessitando di energie.
Da allora, l’antica ricetta del pamparito è stata tramandata solo oralmente, subendo così diverse modifiche nel corso degli anni.
Ciò che è certo però, è che questo profumato pane caldo veniva preparato per il periodo pasquale, per accompagnare salumi, uova sode e formaggi.
Poteva passare qualche giorno, il pane diventava un po’ rappreso, ma non si buttava nulla!
Infatti, un altro modo di assaporarlo era quello di inzupparlo nel caffelatte, così da ammorbidirlo come succede con un biscotto.
Buone notizie: oggi non è privilegio pasquale, ma si può gustare in qualsiasi periodo dell’anno!
Il pamparito di Vignanello De.Co. ha un suo specifico identikit, che lo distingue da qualsiasi altro prodotto da forno.
Innanzitutto, vi sono i suoi ingredienti a identificarlo.
Infatti, per la preparazione dell’impasto sono necessari:
Inoltre, attenzione: solo uova da galline allevate a terra, nessun tipo di colorante, conservante o additivo. È invece ammesso l’uso di lievito madre.
Per riconoscere il vero pamparito di Vignanello De.Co., basta far caso a queste caratteristiche:
Questo delizioso profumo, unito alla perfetta consistenza, regalano un’esperienza così saporita e genuina, in grado di trasmettere tutto il valore della sua terra e della sua cultura.
Proprio per preservare quest’ultimo, il pamparito di Vignanello diventa prodotto De.Co. nel 2016.
E non solo, è presente nell’albo nazionale dei pani storici italiani e nell’Arca del Gusto.
Insomma: un valore immenso, tutto da assaporare!
Perchè non farlo in un evento apposito?
Il pamparito non ne ha ancora uno, ma buone notizie: ci sono altri prodotti De.Co. del Lazio che organizzano sagre imperdibili! Scopri quella della ciambella al mosto e della polenta di Sermoneta!
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